The Princess Theatre

“Nel 1915 Jerome Kern iniziò una collaborazione con Guy Bolton e P.G. Wodehouse. Questa collaborazione portò ad una serie di musicals noti anche come “The Princess Theatre Shows”, ovvero gli spettacoli del Teatro della Principessa, luogo in cui molti di essi furono prodotti.

Era un piccolo edificio ad ovest della Trentanovesima Strada, poteva accogliere al massimo duecentocinquanta persone nella sala.

Ecco come Hammerstein descrisse The Princess Theatre:

“Non c’era abbastanza spazio sul palco per avere grandi cori e così non c’era nessun coro, ad eccezione di quartetti musicali o sestetti. Un orchestra rivoluzionaria fu ideata da Kern e dal suo orchestratore Frank Sadler. Una nuova formazione consistente di undici musicisti era tutto quello che la fossa poteva ospitare. Questi piccoli spettacoli avevano una qualità intima e una raffinatezza che non poteva abbinarsi alle più ampie strutture di Broadway e così, per molti anni i tre collaboratori furono i pupilli della critica, tanto quanto del pubblico che si affannavano a compiacere.”

Avendo vissuto un momento sconvolgente della nostra storia tra gli anni 2019 e 2021 mi sono trovata nel corso del tempo a scrivere delle musiche e dei testi originali che si sono rivelati particolarmente introspettivi e radicali sul mio personale piano estetico.

Questa condizione di necessità che rinnovò il linguaggio musicale di Jerome Kern nel 1915 ha toccato anche me in questi ultimi anni.

Tornando in qualche modo a un modello a me caro, quel perfetto equilibrio tra voce, pianoforte e tromba che avresti ascoltato nei dischi di Bessie Smith, Bertha Chippie Hill o Ida Cox, dove la narrazione è intima e potente allo stesso tempo, ho trovato una formula che ha permesso alla mia immaginazione musicale di abbracciare la forma canzone senza rinunciare al mio atteggiamento sperimentale.

Da molto tempo desideravo rendere omaggio allo straordinario sodalizio artistico e all’amicizia che ho la fortuna di avere stretto con Paolo Birro, un artista fine, insostituibile, senza compromessi, un ricercatore che affina ogni giorno la sua personalissima traiettoria verso l’autenticità del linguaggio con eleganza e profondità e da cui non smetto mai di imparare.

Come una epifania magica ed imprevedibile, come quel bellissimo quadro di William Turner “The burning of the Houses of Parliament” si è accesa invece la presenza musicale di Fabrizio Bosso, che ha ricamato con la sua tromba diamantina il drappo del cielo proprio sulle mie composizioni originali.

Questo disco è il mio Teatro della Principessa.”

Vanessa